Circolo didattico "Paolo Vetri" - Ragusa
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I Magi e la Befana
"La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col cappello alla romana
viva viva la Befana!
"

Il 6 gennaio, la dodicesima notte dopo Natale, ricorre l’Epifania (l’arrivo dei Re Magi) e la Befana (distribuzione di doni ai bambini).
Le due ricorrenze apparentemente diverse sono in realtà una sola. Entrambe si richiamano al concetto di strenna. Nel caso dei Re Magi abbiamo i doni portati a Gesù Bambino e per la Befana i doni portati a tutti i bambini.
i Re magi si aggiungevano al Presepe solo il sei gennaio, proprio alla fine delle vacanze, quando, in alcune parti dell’Italia, si metteva anche la calza perché la befana la riempisse.

Di seguito alcune delle notizie che hanno generato le due ricorrenze.

Per i Re Magi

Dal Vangelo di Matteo:
Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: "Dov`è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo". All`udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s`informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda,non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: "Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l`avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch`io venga ad adorarlo". Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un`altra strada fecero ritorno al loro paese.

Non si parla di nomi propri né di numero.


mosaico


Successivamente in un testo dal nome stuzzicante “Libro della Caverna dei Tesori”, uno scritto in lingua siriaca del IV o VI secolo dopo Cristo, in un racconto che va dalla creazione di Adamo ed Eva, della loro discendenza su fino alla morte di Cristo, si parla dei Magi. Si dice che sono Caldei (antico popolo che abitava la Mesopotamia meridionale fin dal XV secolo prima di Cristo), “re e figli di re”. Aggiunge che sono tre e si chiamano: Hormidz di Makhozdi, re di Persia; Jazdegerd, re di Saba, e Peroz, re di Seba.

I nomi che conosciamo, Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, apparvero invece nel “Liber Pontificalis”, di Agnello Ravennate. Agnello da anche un’accurata descrizione del loro aspetto ed abbigliamento.

In un’altra opera, un brevissimo scritto anonimo del V o VI sec., intitolato “Opus imperfectum in Matthaeum”, si racconta che, prima della nascita di Gesù, in una terra d’oriente, ogni anno dodici tra i Magi più esperti salivano sul monte Vittoriale e si raccoglievano in preghiera per tre giorni in attesa dell'apparizione di una stella, così come era stato annunciato nelle profezie. Quando finalmente la stella apparve, essa recava l'immagine di un fanciullo e ingiunse ai Magi di recarsi in Giudea. Dopo un viaggio travagliato e miracoloso durato due anni, i Saggi resero omaggio al Messia, quindi tornarono ad Oriente per dedicarsi ad opere di carità. Infine si unirono in India all'apostolo Tommaso, che lì si era recato per predicare il Vangelo.

Tutte queste leggende, inevitabilmente trasformate e arricchite di particolari, saranno poi raccolte e tramandate fino a noi in forma organica nella «Legenda Aurea» di Jacopo di Varazze (1228 –1298) e nella «Historia Trium Regum» di Guglielmo di Hildesheim (1374 –1375).

Per la Befana

In una delle leggende si racconta che una vecchia donna rifiutò di uscire di notte con i pastori per andare a trovare Gesù Bambino nella grotta. Pensava di andarci il mattino successivo, provvista di doni. Quando il mattino dopo arrivò non trovò nessuno. Così da quel giorno il suo vagare non conobbe sosta. Continuò a far visita ai bambini di tutto il mondo nel tentativo di trovare Gesù.

Una variante della leggenda, parla dei Re Magi che si fermarono davanti all’abitazione di una vecchina per chiedere indicazioni, ma la vecchina non volle dire loro nulla. Quando questi andarono via capì che aveva commesso un grosso errore e si mise a cercarli. Non riuscendo a trovarli, iniziò a fermare ogni bambino, consegnandogli un dono nella speranza che fosse il Salvatore.
befana gif
In Sicilia la Befana e la dodicesima notte dopo Natale era festeggiata, ma più che occasione di doni era considerata uno spartiacque tra il Vecchio e il Nuovo anno, residuo di usi e riti pre-cristiani.

Ecco cosa scriveva nel 1881 Giuseppe Pitrè:

In Avola ed altri comuni del Siracusano, oltre ai consueti regali, se ne fanno per questo giorno (il 2 novembre) da fanciulli a fanciulli amici tra loro: e da tutti si ritiene che chi riceve un dono dall'altro sia obbligato a ricambiare da canto suo il donatore con altro regalo nel prossimo giorno della Epifania.
In Ciminna (provincia di Palermo) tra Termini Imerese e Ventimiglia, omissis …, esce « La Vecchia di Natali », un fantoccio di vecchia grinzosa, lacera, cui fanno seguito centinaia di monelli e di giovani, altri sonando corni di bue, cerbottane e buccini di mare, altri battendo campanacci, altri picchiando padelle, pentole e casseruole, ed altri gridando a squarciagola: « La vecchia di Natali! La vecchia di Natali! » grido che tra il chiasso e gli schiamazzi si fa sentire in mezzo alla baraonda; e col grido fischi da abisso infernale. Quella vecchia così in giro condotta, così male rappresentata, è colei che la notte prossima dovrà arricchire di ninnoli, di giocattoli, di cose mangerecce, di vestiti i fanciulli. « La Vecchia di Natali » di Ciminna prende il semplice nome di «Vecchia Strina»; in Corleone, quello di «Carcaveccbía», altrove quello di Befana.
In Polizzi Generosa La festa della vecchia si celebra con tanta solennità che da paesi più o meno vicini vi accorrono venditori a piantarvi bazarri, ove specialmente abbondano panni, lane e sete d'ogni maniera, chè i doni che per quella ricorrenza si fanno sono di molta e, per alcuni, di grandissima spesa.
In Alimena questa vecchia comparisce la notte dell'ultimo dell'anno; in Corleone però la notte dal 30 al 31 dicembre; in Cefalù procede sopra un cavallo condotto a mano da uno della comitiva, e la non è se non un giovine mascherato.
Dall'Ave a mezzanotte in Ragusa Inferiore la gente viene assordata dagli urli, fischi e rumori di una turba di ragazzi che intende festeggiare la sira di li viecci campanari, Nella limitrofa popolazione di Ragusa superiore non si ha codesto baccano; questa popolazione, come si sa, è colonia di Catania.
E notisi che in Vicari una rappresentazione propriamente detta non ha luogo, perché la vecchia non si fa, né si conduce in giro; si crede invece che la notte della nascita del bambino, Gesù ella esca fuori dall'antico castello (anche in Cefalù la « Vecchia Strina » rimane un intero anno chiusa e nascosta entro il Castello), e scesa in città a piedi si tiri dietro una funata di muli carichi di frutta, dolci, vestiti, e passando per le vie si converta in formiche per lasciare i suoi doni ai fanciulli.
In Corleone essa scende dalle rocche in mezzo alle quali il comune si adagia e, dove sotto forma di uccello, dove sott'altra forma, entra a riempire scarpe ad altri arnesi che sono stati apparecchiati dai fanciulli
”.

L’accenno a Ragusa come colonia di Catania, anche se sostanzialmente vero, fa un poco male e tuttavia devo correggere il Pitrè sulla mancata usanza.
Ricordo perfettamente le scorribande rumorose e chiassose portate avanti la sera della vigilia di capodanno nei vicoli e nelle stradine di “Ragusa sopra”, nel quartiere dell’Angelo Custode. La sera del 31 Dicembre, con numerosi coetanei, battendo su vecchi lattoni, pentole in disuso e qualsiasi aggeggio che consentisse di “fare strepito”, ripetevamo a squarciagola e all’unisono: “i viecci campanari – i viecci campanari – i viecci campanari” e la gente si affacciava, sfidando il clima gelido, per vederci passare. Per noi era un divertimento, per gli adulti un rito propiziatorio per la buona riuscita dell’anno nuovo.

La tradizione della Befana, invece e per quanto mi ricordo, fino agli anni ’50 del secolo scorso era del tutto assente a Ragusa.
Il 6 Gennaio era chiamato “a Vera Strina” e veniva festeggiato solo in Chiesa. Le strenne erano già arrivate il giorno di Capo D’Anno e i doni ai bambini ben due mesi prima, il 2 di Novembre per i “Morti”.

Solo agli inizi degli anni ’50 cominciò a praticarsi la befana presso alcuni dopolavoro e presso alcuni enti locali. Niente calze e niente magie, solo l’attribuzione di un pacco dono a ciascun figlio degli iscritti o dei dipendenti.
Vi si aggiunsero alcune iniziative benefiche che riguardavano bambini orfani e privi di familiari.

Un’altra usanza di quel periodo fu "la Befana dei Vigili". Doni, per lo più dolci o liquori, offerti dai cittadini ai Vigili Urbani di Ragusa. La raccolta avveniva dapprima all’incrocio tra Via Roma e Corso Italia; successivamente al centro di Piazza Libertà.
Malgrado questi tentativi di “Modernizzazione” tuttavia e per fortuna, la principale occasione di regalare doni ai bambini rimase quella del 2 Novembre.

spaziatore disegno 3 magi

I tre Magi in un disegno infantile
  vignetta

I Magi in una divertente vignetta del disegnatore Pim BraecKevelt
  mantegna i magi

L'adorazione dei Magi del pittore Andrea Mantegna
  adorazione magi

L'adorazione dei Magi di Hieronymus Bosch
  disegno Befana
  befana a testa giù

 





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