"La
Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col cappello alla romana
viva viva la Befana! "
Il 6 gennaio, la dodicesima notte dopo Natale, ricorre
l’Epifania (l’arrivo dei Re Magi) e la Befana (distribuzione di
doni ai bambini).
Le due ricorrenze apparentemente diverse sono in realtà una
sola. Entrambe si richiamano al concetto di strenna. Nel caso
dei Re Magi abbiamo i doni portati a Gesù Bambino e per la
Befana i doni portati a tutti i bambini.
i Re magi si aggiungevano al Presepe solo il sei gennaio,
proprio alla fine delle vacanze, quando, in alcune parti
dell’Italia, si metteva anche la calza perché la befana la
riempisse.
Di seguito alcune delle notizie che hanno generato le due
ricorrenze.
Per i Re Magi
Dal Vangelo di Matteo:
Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al
tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a
Gerusalemme e domandavano: "Dov`è il re dei Giudei che è nato?
Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per
adorarlo". All`udire queste parole, il re Erode restò turbato e
con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli
scribi del popolo, s`informava da loro sul luogo in cui doveva
nascere il Messia. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché
così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda,non sei davvero il più piccolo
capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con
esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li
inviò a Betlemme esortandoli: "Andate e informatevi
accuratamente del bambino e, quando l`avrete trovato, fatemelo
sapere, perché anch`io venga ad adorarlo". Udite le parole del
re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo
sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo
dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono
una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con
Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro
scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti
poi in sogno di non tornare da Erode, per un`altra strada fecero
ritorno al loro paese.
Non si parla di nomi propri né di numero.

Successivamente in un testo dal nome stuzzicante “Libro
della Caverna dei Tesori”, uno scritto in lingua
siriaca del IV o VI secolo dopo Cristo, in un racconto che va
dalla creazione di Adamo ed Eva, della loro discendenza su fino
alla morte di Cristo, si parla dei Magi. Si dice che sono Caldei
(antico popolo che abitava la
Mesopotamia meridionale fin dal XV secolo prima di Cristo),
“re e figli di re”. Aggiunge che sono tre e si chiamano: Hormidz
di Makhozdi, re di Persia; Jazdegerd, re di Saba, e Peroz, re di
Seba.
I nomi che conosciamo, Melchiorre, Gaspare e Baldassarre,
apparvero invece nel “Liber Pontificalis”, di
Agnello Ravennate. Agnello da anche un’accurata descrizione del
loro aspetto ed abbigliamento.
In un’altra opera, un brevissimo scritto anonimo del V o VI
sec., intitolato “Opus imperfectum in Matthaeum”,
si racconta che, prima della nascita di Gesù, in una terra
d’oriente, ogni anno dodici tra i Magi più esperti salivano sul
monte Vittoriale e si raccoglievano in preghiera per tre giorni
in attesa dell'apparizione di una stella, così come era stato
annunciato nelle profezie. Quando finalmente la stella apparve,
essa recava l'immagine di un fanciullo e ingiunse ai Magi di
recarsi in Giudea. Dopo un viaggio travagliato e miracoloso
durato due anni, i Saggi resero omaggio al Messia, quindi
tornarono ad Oriente per dedicarsi ad opere di carità. Infine si
unirono in India all'apostolo Tommaso, che lì si era recato per
predicare il Vangelo.
Tutte queste leggende, inevitabilmente trasformate e arricchite
di particolari, saranno poi raccolte e tramandate fino a noi in
forma organica nella «Legenda Aurea» di Jacopo
di Varazze (1228 –1298) e nella «Historia Trium Regum» di
Guglielmo di Hildesheim (1374 –1375).
Per la Befana
In una delle leggende si racconta che una vecchia donna rifiutò
di uscire di notte con i pastori per andare a trovare Gesù
Bambino nella grotta. Pensava di andarci il mattino successivo,
provvista di doni. Quando il mattino dopo arrivò non trovò
nessuno. Così da quel giorno il suo vagare non conobbe sosta.
Continuò a far visita ai bambini di tutto il mondo nel tentativo
di trovare Gesù.
Una variante della leggenda, parla dei Re Magi che si fermarono
davanti all’abitazione di una vecchina per chiedere indicazioni,
ma la vecchina non volle dire loro nulla. Quando questi andarono
via capì che aveva commesso un grosso errore e si mise a
cercarli. Non riuscendo a trovarli, iniziò a fermare ogni
bambino, consegnandogli un dono nella speranza che fosse il
Salvatore.

In Sicilia la Befana e la dodicesima notte dopo Natale era
festeggiata, ma più che occasione di doni era considerata uno
spartiacque tra il Vecchio e il Nuovo anno, residuo di usi e
riti pre-cristiani.
Ecco cosa scriveva nel 1881 Giuseppe Pitrè:
“In Avola ed altri comuni del
Siracusano, oltre ai consueti regali, se ne fanno per questo
giorno (il 2 novembre) da fanciulli a fanciulli amici tra loro:
e da tutti si ritiene che chi riceve un dono dall'altro sia
obbligato a ricambiare da canto suo il donatore con altro regalo
nel prossimo giorno della Epifania.
In Ciminna (provincia di Palermo) tra Termini Imerese e
Ventimiglia, omissis …, esce « La Vecchia di Natali », un
fantoccio di vecchia grinzosa, lacera, cui fanno seguito
centinaia di monelli e di giovani, altri sonando corni di bue,
cerbottane e buccini di mare, altri battendo campanacci, altri
picchiando padelle, pentole e casseruole, ed altri gridando a
squarciagola: « La vecchia di Natali! La vecchia di Natali! »
grido che tra il chiasso e gli schiamazzi si fa sentire in mezzo
alla baraonda; e col grido fischi da abisso infernale. Quella
vecchia così in giro condotta, così male rappresentata, è colei
che la notte prossima dovrà arricchire di ninnoli, di
giocattoli, di cose mangerecce, di vestiti i fanciulli. « La
Vecchia di Natali » di Ciminna prende il semplice nome di
«Vecchia Strina»; in Corleone, quello di «Carcaveccbía», altrove
quello di Befana.
In Polizzi Generosa La festa della vecchia si celebra con tanta
solennità che da paesi più o meno vicini vi accorrono venditori
a piantarvi bazarri, ove specialmente abbondano panni, lane e
sete d'ogni maniera, chè i doni che per quella ricorrenza si
fanno sono di molta e, per alcuni, di grandissima spesa.
In Alimena questa vecchia comparisce la notte dell'ultimo
dell'anno; in Corleone però la notte dal 30 al 31 dicembre; in
Cefalù procede sopra un cavallo condotto a mano da uno della
comitiva, e la non è se non un giovine mascherato.
Dall'Ave a mezzanotte in Ragusa Inferiore la gente viene
assordata dagli urli, fischi e rumori di una turba di ragazzi
che intende festeggiare la sira di li viecci campanari, Nella
limitrofa popolazione di Ragusa superiore non si ha codesto
baccano; questa popolazione, come si sa, è colonia di Catania.
E notisi che in Vicari una rappresentazione propriamente detta
non ha luogo, perché la vecchia non si fa, né si conduce in
giro; si crede invece che la notte della nascita del bambino,
Gesù ella esca fuori dall'antico castello (anche in Cefalù la «
Vecchia Strina » rimane un intero anno chiusa e nascosta entro
il Castello), e scesa in città a piedi si tiri dietro una funata
di muli carichi di frutta, dolci, vestiti, e passando per le vie
si converta in formiche per lasciare i suoi doni ai fanciulli.
In Corleone essa scende dalle rocche in mezzo alle quali il
comune si adagia e, dove sotto forma di uccello, dove sott'altra
forma, entra a riempire scarpe ad altri arnesi che sono stati
apparecchiati dai fanciulli”.
L’accenno a Ragusa come colonia di Catania, anche se
sostanzialmente vero, fa un poco male e tuttavia devo correggere
il Pitrè sulla mancata usanza.
Ricordo perfettamente le scorribande rumorose e chiassose
portate avanti la sera della vigilia di capodanno nei vicoli e
nelle stradine di “Ragusa sopra”, nel quartiere dell’Angelo
Custode. La sera del 31 Dicembre, con numerosi coetanei,
battendo su vecchi lattoni, pentole in disuso e qualsiasi
aggeggio che consentisse di “fare strepito”, ripetevamo a
squarciagola e all’unisono: “i viecci campanari – i viecci
campanari – i viecci campanari” e la gente si affacciava,
sfidando il clima gelido, per vederci passare. Per noi era un
divertimento, per gli adulti un rito propiziatorio per la buona
riuscita dell’anno nuovo.
La tradizione della Befana, invece e per quanto mi ricordo, fino
agli anni ’50 del secolo scorso era del tutto assente a Ragusa.
Il 6 Gennaio era chiamato “a Vera Strina” e veniva
festeggiato solo in Chiesa. Le strenne erano già arrivate il
giorno di Capo D’Anno e i doni ai bambini ben due mesi prima, il
2 di Novembre per i “Morti”.
Solo agli inizi degli anni ’50 cominciò a praticarsi la befana
presso alcuni dopolavoro e presso alcuni enti locali. Niente
calze e niente magie, solo l’attribuzione di un pacco dono a
ciascun figlio degli iscritti o dei dipendenti.
Vi si aggiunsero alcune iniziative benefiche che riguardavano
bambini orfani e privi di familiari.
Un’altra usanza di quel periodo fu "la Befana dei Vigili". Doni,
per lo più dolci o liquori, offerti dai cittadini ai Vigili
Urbani di Ragusa. La raccolta avveniva dapprima all’incrocio tra
Via Roma e Corso Italia; successivamente al centro di Piazza
Libertà.
Malgrado questi tentativi di “Modernizzazione” tuttavia e per
fortuna, la principale occasione di regalare doni ai bambini
rimase quella del 2 Novembre.
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I tre Magi in un disegno
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