|
RICORDO DI MARIA CAPPELLO |
Il 30 settembre 2008 è mancata Maria
Cappello.
Era stata per tutti noi una compagna
nell’affascinante opera educativa delle giovanissime
generazioni. Da Lei avevamo appreso l’arte della fermezza dolce,
il difficile equilibrio tra severità e comprensione; l’unico
metodo capace di sostenere gli alunni malfermi senza spegnerne
la naturale tendenza a conoscere e imparare.
Maria sapeva dissolvere con una battuta
l’inizio di un conflitto. Riusciva a fare le scelte giuste al
momento giusto. Non perdeva di vista l’obiettivo finale e quando
si impuntava era solo per il bene della scuola. Rinunciava
spesso alla sua autoaffermazione pur di promuovere la crescita
dei suoi amati alunni. La sua onestà intellettuale invitava le
famiglie e i colleghi ad una partecipata collaborazione.
Durante la sua attività al”Paolo Vetri”
era stata la promotrice di curiosità letterarie e ricerche
linguistiche divertenti e sicuramente formative. Collaborava
volentieri e in maniera costruttiva purché fosse convinta della
bontà e onestà delle iniziative. Negli altri casi rifiutava
senza aggredire od offendere.
L’anno scorso aveva collaborato a questo
sito con un divertente lavoro sul racconto di Luis Sepulveda “La
Gabbianella e il Gatto che le insegnò a volare”. Con abilità
aveva coinvolto i colleghi di classe in una sinergia
pluridisciplinare che aveva fatto pulsare l’intero modulo
all’unisono.
I risultati si possono ancora vedere al seguente link.
Ecco cosa scriveva Maria Cappello, tre
mesi prima della sua fine, all’inizio del Giugno 2008:
“Quando il pomeriggio, a casa
mia, correggo i testi dei miei alunni, mi capita di ridere da
sola e non perché leggo barzellette ma per il connubio tra
fantasia e buona scrittura. Sono convinta che quando non mi
divertirò più con i bambini, allora sarà arrivato il momento o
di andare in pensione o di cambiare lavoro.
Penso inoltre
che l’insegnante non trasmetta niente ai suoi alunni, è
semplicemente una guida che sceglie per loro una strada e
illustra le difficoltà del tragitto, li accompagna e li sostiene
ma, il percorso lo fanno i bambini. La lampadina che si accende
nella loro mente non può certamente fare a meno dell'altra
lampadina, quella che si accende nel cuore per illuminare
sentimenti ed emozioni.
Ho visto questi
bambini passare attraverso le loro ansie, le loro paure, le loro
insicurezze e li ho visti crescere nell’affettività, nella
socialità, nella fiducia in sé stessi. Di questo grande
traguardo la scuola condivide i meriti con le famiglie.
Ci sono stati i
momenti in cui ho dovuto alzare la voce e questo è avvenuto
quando qualcuno si riposava un po' troppo o tentava di prendere
viottoli che lo avrebbero allontanato dalla strada maestra.
Io mi sono
impegnata con passione in questo processo educativo perché credo
che questi ragazzi potranno essere capaci di tenere accese, in
un difficile equilibrio, la lampadina intellettiva e quella
sentimentale per poter affrontare le difficoltà della loro età e
trovare in sé stessi la forza di risolvere i problemi della
scuola e non solo. Questo in fondo è l'augurio che posso fare a
tutti i miei alunni per la loro vita futura”.
Purtroppo un male inesorabile l’ha rapita
agli affetti e alle necessità di chi è rimasto.
Ho assistito al funerale di Maria. Fra la
folla di parenti, amici e colleghi, ho rivisto molti degli
alunni che erano stati affidati al modulo Cappello – Licitra –
Gurrieri. Erano tutti con le lacrime agli occhi. Piangevano la
perdita della guida paziente e amorevole nel personale cammino
verso la scoperta dei linguaggi e dell’identità. Una seconda
mamma.
Una mamma culturale.
Il Paolo Vetri per conservarne la memoria Le ha intitolata la
Biblioteca. Queste le immagini della toccante e affollata
cerimonia.
|

Maria Cappello
|

Maria Cappello durante una
lezione, mentre intervista il sig. Brafa, nonno di un'alunna. |
| |
|
| |
|
|
|