Circolo didattico "Paolo Vetri" - Ragusa
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Ad una Persona che non c'è più
Cara Maestra,
questa lettera è per te.
Vorrei che potessi leggerla con i tuoi occhi,
vorrei che tu potessi toccarla con le tue mani,
stringerla forte al tuo cuore.
Vorrei che tu fossi ancora qui, accanto a me, fianco a fianco, come tante volte siamo state.
Da ieri ci hai lasciato con il dolore di non poterti rivedere mai più; nel mio cuore e in quello dei miei compagni regna tanta sofferenza. So che hai sofferto tanto, finalmente hai ritrovato la pace.
Quest’anno sono entrata alle scuole medie; a te, i miei compagni ed io dobbiamo molto. Ci hai insegnato a leggere, a scrivere, ad imparare tutto ciò che serve per poter avere una futura, ottima carriera scolastica. D’innanzi ai miei occhi, appena ho saputo che eri tornata alla casa del Padre Celeste, si sono presentati tutti i momenti felici trascorsi insieme, i momenti di difficoltà che in questi cinque anni non sono mancati, ma che tu ci hai insegnato a superare.
Grazie maestra per tutto quello che ci hai donato.
Passeranno gli anni, diventeremo uomini e donne mature ma Tu, Maestra Maria, resterai sempre nei nostri cuori.
Viviana DigrandiRebecca Distefano
Piccoli Scrittori Iniziative
Io ho studiato che l’uomo ha sempre cercato di migliorarsi e migliorare le sue condizioni di vita, raggiungendo un grande progresso scientifico e tecnologico, ma mentre i razzi vanno sulla luna, interi quartieri di grandi città sono popolati da persone che vivono in abitazione malsane, nella fame e nella miseria.
Gli uomini politici dovrebbero riflettere su questo e pensare a soluzioni costruttive per proteggere gli uomini e l’ambiente ma soprattutto per garantire i giovani e il loro futuro nel mondo.
Elide
maestra Maria
 
Il pensiero positivo
Quando penso ad una cosa bella, penso al supermercato, mi piace l’Iperstanda e l’Ipercoop. Quando vado all’Iperstanda mi piace dove parcheggiano le macchine e tutti i negozi che vendono le cose per vestirsi. L’Ipercoop perché c’è lo scivolo ed un negozio di libri.
ipercoop Il primo giorno di scuola
Ansie, paure, preoccupazioni … e gioia di ritrovarsi!
Il primo giorno di un nuovo anno scolastico ero felice e anche un po’ nervoso. Ero felice perché incontravo tutti i miei compagni e volevo vedere se era cambiato qualcosa a scuola, per esempio, appena arrivato, ho trovato le finestre e le serrande cambiate!
Volevo vedere se qualcuno aveva cambiato aspetto, come un nuovo paio di occhiali o era diventato più alto o se c’era qualche nuovo compagno.
Poi ero un po’ nervoso perché pensavo a tutte le recite o i lavori con le altre classi, oppure che voti avrei preso nelle interrogazioni o nei temi; se faremo qualche materia nuova o che libri avremmo.
Appena sono arrivato c’erano tutte le mamme che raccomandavano i propri figli; appena suonata la campanella abbiamo seguito la maestra per andare in classe e ci siamo scelti i posti.
Adesso mi sentivo un po’ più tranquillo: avevo i miei amici accanto!
Alessandro Cascone


Il pensiero positivo
A me hanno raccontato la storia della mia nascita i miei genitori, quando avevo 5 o 6 anni, perché quando andavo alla scuola materna vedevo la mamma di un mio compagnetto che aveva il pancione e non capivo cosa c’era al’interno. Si capiva che non era pieno di patatine e cioccolata! Allora l’ho chiesto ai miei genitori che mi hanno spiegato che dentro quel pancione c’era una bimba o un bimbo. Mi hanno spiegato che i bimbi si formano nella pancia della mamma e che nascono quando sono abbastanza grandi e vogliono uscire e il dottore deve fare un intervento per farli venire alla luce.
La mamma mi ha fatto vedere un album con le ecografie di quando ero nella sua pancia. Ora sono impaziente perché fra un paio di settimane verrà alla luce la mia cuginetta.
Giulio Dinatale 3^ E
mamma Il primo giorno di scuola mi sono svegliata alle sei e mezza perché la sveglia è suonata. Io mi sono dovuta alzare, lavare, vestire, poi ho guardato la tv. Appena erano le sette, suona la sveglia di mamma e papà. Allora la mamma venne nella mia camera e trovò solo mia sorella Fabiola che ancora dormiva e si preoccupò! Io le dissi: -Sorpresa!- e la mamma si mise a ridere. Poi la mamma mi disse: - Da quanto tempo sei sveglia?- io risposi: -Dalle sei!- Poi mi preparai lo zaino e mentre mi facevo tante domande: chissà se cambierò aula! Chissà se avrò nuove insegnanti! Mi sentivo troppo emozionata di iniziare un nuovo anno scolastico!
Alessandra Schembari
     
Il pensiero positivo
Se la mia giornata non è stata bella, la sera mi rincuoro con i miei genitori e mia sorella; libero la mia malinconia e do sfogo all’allegria.
Giuseppe Iurato
bobo Il pensiero positivo
Il cagnolino Bobo
Un giorno stavo andando a passeggiare con il mio cagnolino Bobo, quando un signore me l’ha rubato. Io mi sono messa a piangere e sono tornata a casa. Dopo un mese ho ritrovato il mio cagnolino, ma era ferito. Ho portato il cagnolino dal veterinario, ma ormai non c’era niente da fare perché era troppo tardi. Dopo un po’ di tempo il cagnolino è morto, ma ho capito che bisogna andare avanti anche quando si sta male.
Federica Anfuso
     
La nonna Francesca
La mia nonna ha 79 anni e si chiama Frasca Francesca. E’ L’unica nonna che ho e ha una forza da ammirare perché cammina un sacco, sa cucinare benissimo e, quando ci invita tutti (cioè anche i miei zii), tutti i piatti sporchi (che sono un sacco) li lava a mano! Ha subito due interventi molto rischiosi, e, anche se ha 79 anni è la mia nonna sprint! Il bene che le voglio è indescrivibile perché cerca di accontentarmi in tutto e per tutto. Io sono la sua nipotina più piccola poi c’è mia sorella, poi mia cugina Morena, mia cugina Alessia e infine mio cugino Alessandro. Ora però non posso vederla sempre, anzi quasi mai perché tra lo sport, lo studio e gli impegni non ho più tempo. Comunque le mando un bacione grossissimo, ciao nonna.
Licitra Barbara 5^ D
  INIZIATIVE
Io ho studiato che l’uomo ha sempre cercato di migliorarsi e migliorare le sue condizioni di vita, raggiungendo un grande progresso scientifico e tecnologico, ma mentre i razzi vanno sulla luna, interi quartieri di grandi città sono popolati da persone che vivono in abitazione malsane, nella fame e nella miseria.
Gli uomini politici dovrebbero riflettere su questo e pensare a soluzioni costruttive per proteggere gli uomini e l’ambiente ma soprattutto per garantire i giovani e il loro futuro nel mondo.
Elide
     
CRONACA
Il fiume Irminio è il fiume più lungo della provincia di Ragusa. Nasce dalle falde del monte Lauro (980 m), un antico vulcano ormai spento, e dopo un percorso di 57 km sfocia nel mar Mediterraneo.
Sull’origine del nome Irminio sono state formulate diverse ipotesi. Tra queste le più veritiere è quella dello scrittore Solarino che afferma che la parola Irminio significa “schiera di monti sovrastanti”: sicuramente sarà stato l’aspetto del paesaggio a suggerire il nome dato al fiume.
Nell’antichità il fiume era più ricco di acqua, di pesci e permetteva la navigazione. L’acqua era molto limpida e le donne vi lavavano i panni col sapone fatto in casa.
Molti mulini sfruttavano l’acqua del fiume per fare girare la loro ruota.
Molte persone vivevano di pesca. Oggi il fiume ha pochissima acqua, pochissimi pesci, è sporco ed inquinato.
Degli animali che ci vivevano una volta ne sono rimasti pochi. Adesso si cerca di ripopolarlo buttando ogni anno trote e carpe.
Molte piante che prima crescevano lungo il corso del fiume ora non ci sono più, si è così spezzato l’equilibrio naturale ed è difficilissimo ricostruirlo.
Attualmente la zona della foce è una riserva naturale cioè una zona protetta per difendere la flora e la fauna in via di estinzione.
Classe quarta B
gruppo CRONACA
Visita alla riserva della Foce dell’Irminio
Quando siamo partiti eravamo emozionati e curiosi di vedere come sfocia il fiume Irminio nel mar Mediterraneo. Eravamo preparati perché l’anno scorso abbiamo studiato alcuni argomenti sul fiume che attraversa la nostra città: il fiume Irminio. Il tempo era nuvoloso, ma faceva caldo e durante il viaggio abbiamo scherzato e giocato. La guida, una simpatica e preparata ragazza, ci ha fatto seguire due percorsi: il “sentiero del gelso” e il “sentiero della filiera”. La fauna era tutta nascosta in mezzo alla fitta flora e gli unici animali terrestri che abbiamo visto erano morti, mentre in acqua abbiamo visto una nutria e tanti pesciolini che mangiavano del pane.
È stata una bella e interessante escursione perché ci ha fatto capire che non bisogna inquinare la natura, infatti lì, quell’ambiente non era per niente modificato dall’uomo.
Abbiamo anche raccolto dei ciottoli per ricordare questa magnifica escursione. Dopo aver visitato la riserva, siamo tornati al punto di arrivo dove abbiamo consumato le nostre merendine.
Ci piacerebbe tanto tornarci, magari di nuovo con le nostre insegnanti perché lì la natura era selvaggia e incontaminata e, proprio per questo, era affascinante.
Classe quarta A




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